vino nuovo in otri nuovi

mercoledì, 10 ottobre 2007

La buona novella

La buona novella cristiana:
1) è l'annuncio della salvezza integrale dell’uomo: «Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti». Cioè, detto in parole povere, anche noi risorgeremo con Lui!
2) dice di non essere un mito inventato per veicolare insegnamenti morali: «Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo [...] Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. [...] E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? [...] Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho?» (1Cor 15)
3) non è neppure una speculazione filosofico-morale di uomini sapienti;
4) consiste nella narrazione degli eventi storici attraverso i quali si è compiuta la Rivelazione di Dio;
5) ne è la testimonianza da parte di coloro che hanno visto e udito.
 
Rispetto a tale nuova:
1) il desiderio umano non può trovare pieno appagamento se non in una promessa di vita e felicità eterna;
2) è logicamente possibile, a priori, che tale annuncio sia vero, in quanto "nulla è impossibile a Dio";
3) non potendo il vero contraddire al vero, la buona novella, per esser vera, non potrebbe non essere congruente con le verità conoscibili naturalmente per via di ragione, perché anzi la natura e la Rivelazione procedono entrambe dal medesimo Dio, e la buona novella quasi "si innesta" sulle verità di ragione, che appaiono ora preambula fidei, e da una prospettiva di fede le conferma. Viceversa, da una prospettiva critica, la coerenza, interna e con le verità di natura, della dottrina cristiana è una condizione necessaria della sua credibilità, che la rende razionalmente approcciabile e, persino, falsificabile.
4) pretendendo di essere fondato su fatti storici realmente accaduti e riscontrati da testimoni, il racconto cristiano si propone come storico oltre che metastorico, e pertanto, anche in questo caso, potenzialmente falsificabile dalla ricerca storica. Da una prospettiva critica, pertanto, si deve valutare l'attendibilità di prove storiche come i Vangeli, la Sindone, i luoghi santi, gli Acta Martirum, etc.
5) l'annuncio, essendo tramandato attraverso la parola di testimoni, viene ricevuto inizialmente attraverso un affidamento umano fondato sulla semplice intuizione della buona fede del testimone, sulla base dei suoi comportamenti e delle sue opere (martiri), o della stessa attestazione divina su di lui (miracoli).
 
Ma c'è anche altro.
Il cristianesimo non è soltanto la testimonianza di fatti che ci manifestano la salvezza che ci attende in futuro, è anche un anticipo di questa salvezza, in quanto i credenti, per fede, fin da ora sperimentano un "assaggio" di paradiso, e così, attraverso essi, la salvezza che si manifesterà in pienezza alla fine dei tempi, appare già presente, seppure "in germe", nella nostra storia.
 
« E proprio perché la cosa stessa è già presente, questa presenza di ciò che verrà crea anche certezza: questa "cosa" che deve venire non è ancora visibile nel mondo esterno (non "appare"), ma a causa del fatto che, come realtà iniziale e dinamica, la portiamo dentro di noi, nasce già ora una qualche percezione di essa. [...] " Avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi". [...] Questa nuova libertà, la consapevolezza della nuova "sostanza" che ci è stata donata, si è rivelata non solo nel martirio, in cui le persone si sono opposte allo strapotere dell'ideologia e dei suoi organi politici, e, mediante la loro morte, hanno rinnovato il mondo. Essa si è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell'antichità fino a Francesco d'Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di Cristo hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo, per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima. Lì la nuova "sostanza" si è comprovata realmente come "sostanza", dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che vivevano nel buio e senza speranza. Lì si è dimostrato che questa nuova vita possiede veramente "sostanza" ed è una "sostanza" che suscita vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di fatto una "prova" che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza: Egli è veramente il "filosofo" e il "pastore" che ci indica che cosa è e dove sta la vita ». (Benedetto XVI, Spe Salvi)
 
Nella comunità dei credenti, pertanto, l'affidamento per credenza è destinato a tradursi nell'evidenza di una conoscenza personale: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo? [...] Non è più a motivo della tua testimonianza, donna, che crediamo, ma noi stessi abbiamo visto e creduto[...]» (Gv 4).

scritto da: bart1 alle ore 20:20 | link | commenti
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