Perché Dio permette il male? Perché la sofferenza, specie quella degli innocenti? Perché la bontà non trionfa e il male non è punito?
La risposta è che il senso della creazione trascende il suo divenire storico, in quanto essa non è compiuta, ma tende a un fine non ancora raggiunto, solo alla luce del quale può essere compresa.
S. Agostino afferma che:
1) occorre tenere presente anche dei peccati di omissione di cui ci rendiamo colpevoli non impegnandoci abbastanza per gli altri, di cui pure siamo responsabili:
"non è del tutto immune da colpa chi, sebbene non sia posto a capo, conosce e trascura di biasimare e correggere molti fatti in coloro, ai quali è unito da particolare condizione di vita, se vuole evitare fastidi in vista di quei beni che in questa vita usa onestamente ma da cui ritrae piacere più del dovuto" ;
2) la sofferenza purifica le anime rendendole disinteressate nel loro amore verso Dio:
"l'individuo nella prova si rende consapevole del disinteressato sentimento di pietà con cui ama Dio";
3) anche la mancata punizione dei peccati è un atto di misericordia divina:
"la pazienza di Dio invita i cattivi al ravvedimento [...] alcuni di loro riflettendo con ravvedimento su questi fatti si convertono dalla loro miscredenza; altri invece, come dice l’Apostolo, disprezzando "la ricchezza della bontà e longanimità di Dio a causa della durezza del loro cuore e di un cuore incapace di ravvedimento, mettono a profitto lo sdegno nel giorno dello sdegno e della manifestazione del giusto giudizio di Dio che renderà a ciascuno secondo le sue azioni".
In sintesi, mentre la bellezza della creazione ci dà una promessa di felicità e di bene, l'esistenza del male ci mette in guardia dal limitare ad essa l'oggetto del nostro desiderio, indicandoci un bene e una giustizia più grandi:
"se una pena palese colpisse ogni peccato nel tempo, si potrebbe pensare che nulla è riservato all’ultimo giudizio [...] allo stesso modo se Dio concedesse prosperità a tutti quelli che la chiedono, supporremmo che si deve servirlo soltanto in vista di tali ricompense".
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La salvezza, attesa oltre il divenire di questo mondo, non è però slegata a ciò che accade nel tempo, anzi in ogni epoca si possono riconoscere segni della divina provvidenza, che realizza un anticipo di quel Regno di Dio che cresce invisibile e apparirà compiuto alla fine dei tempi:
"se un palese intervento di Dio non punisse nel tempo alcun peccato, si potrebbe pensare che non esiste la divina provvidenza [...] se non concedesse prosperità con evidente munificenza ad alcuni che la chiedono, diremmo che queste cose non sono di sua competenza".
Questo insieme di parole e gesti di Dio si ripercuotono nelle coscienze degli uomini, infondendo loro speranza nella salvezza e performando il loro comportamento, rendendoli disponibili a cooperare con coraggio alla edificazione della Città di Dio, anche e soprattutto attraverso la sofferenza:
"come in un medesimo fuoco l’oro brilla, la paglia fuma, come sotto la medesima trebbia le stoppie sono triturate e il grano è mondato, e la morchia non si confonde con l’olio per il fatto che è spremuto dal medesimo peso del frantoio, così una unica e medesima forza veemente prova, purifica, filtra i buoni, colpisce, abbatte e demolisce i cattivi. Quindi in una medesima sventura i cattivi maledicono e bestemmiano Dio, i buoni lo lodano e lo pregano. La differenza sta non nella sofferenza ma in chi soffre. [...] Rifletti se ai credenti e devoti sia avvenuto qualche male che non si sia mutato per loro in bene [...]. Hanno perduto tutto ciò che avevano. Ma anche la fede? Anche la pietà? Anche il bene della coscienza ricca davanti a Dio?".
Alla luce delle opere di Dio nella storia e delle promesse della Sua Parola, sono superati la sofferenza, la morte, il peccato, messi in parentesi nella prospettiva della Sua vittoria.